Progetto di ricerca "Esportare oggetti, elaborare uno stile nazionale: Italia, 1861-1915"

 a cura di

 

Elisabetta Reale, Archivio Centrale dello Stato

Paolo Coen, Università degli Studi di Teramo

 

 

“Esportare opere, elaborare uno stile nazionale: Italia, 1861-1915” è un progetto di ricerca, frutto della collaborazione tra l’Archivio Centrale dello Stato e la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo: nell’aprile 2019 è stata siglata un’apposita convenzione, di durata triennale, sottoscritta per l’Archivio Centrale dello Stato dal sovrintendente pro tempore dott.ssa Elisabetta Reale, e per l’Università degli Studi di Teramo del prof. Paolo Coen. Al prof. Coen spetta la responsabilità scientifica del progetto, con la collaborazione della dott.ssa Maria Letizia Sagù, funzionario dell’Archivio Centrale dello Stato.

La Fondazione Luigi Spezzaferro – Onlus sostiene il progetto attraverso una borsa di studio della quale è risultata vincitrice la dott.ssa Marta Moi.

 

La ricerca si basa sulla documentazione di uno dei più importanti complessi documentari conservati dall’ACS: il fondo Direzione Generale Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione.

Dal 1861 il neonato Regno d’Italia dovette far fronte a una serie di richieste per esportare opere d’arte antiche e contemporanee fuori dei confini nazionali. Le richieste, che provenivano sia dagli artisti, sia dal mondo del collezionismo e del mercato, crebbero notevolmente all’indomani di Porta Pia e di Roma capitale, nel 1870-1871. Come del resto in altri campi dell’amministrazione, il Regno elaborò solo dopo un certo tempo normativa e procedure valide per l’intero territorio. Nelle principali città si previdero appositi uffici esportazione: quanti intendessero spedire legalmente opere da una città all’altra del Regno oppure oltre confine erano tenuti al rilascio di un’apposita licenza, inoltrata all’amministrazione delle belle arti dallo spedizioniere e sottoscritta da un funzionario, o ispettore. Le licenze, ancor oggi custodite negli archivi di stato delle principali città italiane – per esempio Venezia, Milano, Genova, Firenze, Napoli e naturalmente Roma – rappresentano una fonte di straordinaria importanza per chi nutre interesse verso la storia dell’arte e dell’archeologia, ma anche la storia, la storia economica e la legislazione di tutela.

 

“Esportare opere, elaborare uno stile nazionale: Italia, 1861-1915” trae origine da un precedente progetto di ricerca sulle esportazioni di opere d’arte in età post-unitaria, limitato però alla sola città di Roma: quel progetto, frutto di una collaborazione tra l’Archivio Centrale dello Stato, la British School at Rome e l’Università della Calabria, venne sostenuto nel 2012 dalla Fondazione Spezzaferro Onlus attraverso un’analoga borsa di studio, che servì tra l’altro a finanziare la costituzione di un data base di oltre 40.000 licenze.

 

Il nuovo progetto si propone innanzitutto di completare e perfezionare scientificamente quanto già fatto, rendendolo così pronto per la sua pubblicazione on line, prevista per l’autunno inverno 2020-2021. Cosa più importante, di estendere la conoscenza alle altre città del Regno. Attraverso il meccanismo delle esportazioni, si potrà dare una risposta a molti interrogativi ancora inevasi di questo cruciale frangente della vicenda artistica nazionale: nel lungo cammino verso il cosiddetto Made in Italy, questo frangente segna fra l’altro il passaggio da un momento ancora legato alle botteghe artigiane a un altro momento, invece dominato dai sistemi produttivi e dalla mentalità caratteristici del mondo industriale

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